lunedì 7 dicembre 2015

Paesi e territori con la guida a sinistra

Quando si pensa alla guida sinistra si pensa di solito al Regno Unito, ma in realtà i paesi o i territori in cui la guida è a sinistra sono assai numerosi.
Per molti come è evidente deriva dal fatto di essere stati colonie britanniche o comunque sotto l’influenza degli inglesi negli anni passati, ma per altri, come ad esempio il Giappone, non è così.
Ma perché allora si guida a sinistra? La spiegazione deriverebbe dal fatto che nell’ antico Medioevo i cavalieri dovevano viaggiare a sinistra per combattere i nemici che incontravano per strada impugnando la spada nella mano destra.
Alcune nazioni, come ad esempio proprio il Giappone, hanno pensato a cambiare il senso di marcia, ma messi di fronte ai costi da sopportare hanno desistito.
Ad Hong Kong invece si era pensato ad un raccordo a forma di otto percorrendo il quale si cambiava il senso di marcia fra chi arrivava dalla Cina ove si circola sulla destra ed entrava in Hong Kong ove si circola sulla sinistra e viceversa. Anche questo progetto non mi sembra abbia avuto un seguito.
Per chi si reca in una nazione con la guida a sinistra il problema maggiore sono i sorpassi se si utilizza la propria autovettura con la guida a sinistra. Se invece abbiamo un’auto a noleggio, come avviene più frequentemente, dobbiamo comunque fare attenzione quando ci immettiamo nella circolazione dalle piazzole laterali e più ancora quando ci immettiamo nelle sempre più frequenti rotatorie in quanto la forza dell’abitudine ci porta a commettere errori.
India - 2014
Infine anche quando attraversiamo le strade a piedi dobbiamo imparare a guardare in senso contrario a quello a cui siamo abituati.
Vediamo allora quali sono i paesi e i territori che hanno la guida a sinistra:
Antigua e Barbuda, Australia, Bahama, Bangladesh, Barbados, Buthan, Botswana, Brunei, Cipro, Dominica, Figi, Giamaica, Giappone, Grenada, Guyana, India, Indonesia, Irlanda, Kenya, Kiribati, Lesotho, Malawi, Malesia, Maldive, Malta, Mauritius, Mozambico, Namibia, Nauru, Nepal, Nuova Zelanda, Pakistan, Papua Nuova Guinea, Regno Unito, Saint Kitts e Nevis, Saint Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Salomone, Seycelles, Singapore, regione di Somaliland nella Somalia, Sri Lanka, Sudafrica, Suriname, Swaziland, Tanzania, Thailandia, Timor Orientale, Tonga, Trinidad e Tobago, Tuvalu, Uganda, Zambia, Zimbabwe.
Hong Kong che appartiene alla Cina.
Montserrat che non è una nazione. Idem per Anguilla, Bermuda, isola Falkland, isola Cayman e Saint Helena.
India - 2014
Le Christ Islands che appartengono all'Australia, come le Cocos e le Cook Islands, Turks e Coicos. Guernsey, Jersey e Tokelau che appartengono alla Corona Britannica, come l'Isola di Man.
Macau che appartiene alla Cina.

Niue che è associata alla Nuova Zelanda. Le isole Norfolk e Pitcaim che fanno parte del Regno Unito.

sabato 5 dicembre 2015

Viaggiare ai tempi del terrorismo

Dopo i tragici attentati terroristici di Parigi dello scorso 13 novembre ho sentito dire a proposito di viaggi e spostamenti vari le idiozie più strane. Ne riporto alcune. ”Farò in modo di non andare più a Milano e a Roma” (mi chiedo perché si a Torino o a Firenze innanzi tutto e poi cosa dovrebbero eventualmente fare i milanesi e i romani!); “Non prenderò più la metropolitana”; “Non prenderò aerei per un bel po’ di tempo”; “A Natale anziché andare via come gli altri anni mi chiudo in casa”; “La prossima estate non vado più al mare in Francia come gli altri anni”. E potrei proseguire. Capisco bene che fatti come quelli successi colpiscano giustamente l’opinione pubblica e che sia inconcepibile che frange di delinquenti ignoranti più o meno organizzati, perché di questo si tratta, uccidano a caso senza ragione e limitino la libertà altrui. Ma è sempre buona regola essere razionali e non farsi prendere da facili isterismi. Consideriamo che le probabilità di essere vittima di un attentato terroristico per una persona normale anche che viaggi molto per lavoro o per diletto sono veramente molto basse, molto più basse che essere vittima per esempio di un normale incidente stradale percorrendo in auto anche una sola volta nella vita la distanza Milano-Roma con condizioni metereologiche perfette. Vale lo stesso discorso di quelli che dicono di non volare non perché soffrono di claustrofobia o altro, questo può essere comprensibile, ma perché hanno semplicemente paura. Basterebbe anche qui dare un’occhiata alle statistiche. Volare è 12 volte più sicuro che andare in treno, 60 volte più sicuro che andare in auto e 86 volte più sicuro che andare in moto. Certo, se cade un aereo, e sappiamo che può succedere, ci sono trecento vittime e la cosa ci colpisce parecchio, mentre al consueto incidente stradale quasi quotidiano con qualche vittima siamo più abituati. Se la vogliamo girare in positivo è come quelli che giocano al Superenalotto perché sperano di fare il 6+1. A me fanno un po’ di tenerezza. Ancora una volta la statistica può aiutare.    Supponiamo che tutti gli abitanti degli Stati Uniti, bambini compresi, abbiano un’utenza telefonica e di avere noi a disposizione tutti questi numeri di telefono senza sapere a chi appartengono ma sapendo solo che il prefisso degli USA è 001. Noi dobbiamo indovinare il numero di telefono di Sharon Stone e di George Clooney. E’ evidente a tutti che già è praticamente impossibile indovinare un solo numero, figuriamoci indovinarne due. Ebbene vincere al Superenalotto è ancora più difficile che indovinare entrambi i numeri perché le possibilità di vincita superano i 600 milioni mentre gli abitanti degli Stati Uniti sono 300 milioni. Mi si può obiettare che è giusto giocare comunque perché ogni tanto qualcuno vince: basta essere fiduciosi di poter indovinare entrambi i numeri di telefono in un sol colpo!
Ora io penso che a nessuno possa venire in mente di andare in vacanza in Afghanistan piuttosto che in Siria o in Iraq o in Libia o in Somalia o nello Yemen. Ed è anche giusto che potendo scegliere di andare al mare dove voglio eviti di andare in quei posti che confinano con stati o territori pericolosi dove incursioni terroristiche sono non solo possibili ma anche assai facili da attuare.

Capisco anche che il rischio zero non esista perché la certezza così come la perfezione non appartengono al nostro mondo, ma capisco altresì che non ha alcun senso rinunciare a spostarsi e a viaggiare in assoluto per quanto accaduto anche proprio perché per avere rischio zero devo non solo smettere di viaggiare ma anche di vivere.