domenica 2 giugno 2019

COME HO SCOPERTO DI ESSERE VIAGGIATORE

Ero un ragazzino di una quindicina di anni ed eravamo all’inizio degli anni ’70. Ai miei genitori viaggiare piaceva abbastanza, ma allora le facilitazioni negli spostamenti, specialmente a medio e lungo raggio non erano certo quelle di oggi. I viaggi aerei non erano ancora la normalità almeno in Italia e in Europa, un po’ di più negli Stati Uniti. I collegamenti stradali ed autostradali inclusi i trafori, i viadotti e quant’altro nascevano a ritmo vertiginoso in quegli anni in Italia e nei paesi europei più avanzati, le autovetture erano lontane parenti di quelle che conosciamo oggi, le strutture alberghiere e ricettive in genere erano molte meno, internet e telefonini ovviamente non esistevano neppure nella fantascienza. Infine la tanto vituperata Unione Europea, che tanto ha fatto fra le altre cose per facilitare gli spostamenti, era poco più che in fase embrionale con altro nome, poche nazioni, ecc. e poco aveva a che fare con quella che conosciamo oggi, che pure avrà i suoi difetti, ma ritengo sia la più bella cosa costruita dal dopo guerra ai giorni nostri. 

Tour Eiffel - Parigi - https://pixabay.com/it/ 

In questo panorama viaggiare era sicuramente meno agevole di oggi anche se si viveva un continuo miglioramento delle condizioni. 

Prima di quell’età i miei mi avevano portato in giro per l’Italia, ero stato in Svizzera, nella ex Jugoslavia e in Francia in Costa Azzurra e potevo ritenermi una persona già fortunata. 

Ma poi scatta in me una molla e propongo a mio padre di fare, per le prossime ferie di agosto, un giro in auto toccando Parigi, Bruxelles, Amsterdam e Lussemburgo. Nonostante mio padre conoscesse già tutti quei posti in quanto vi era stato più di una volta per lavoro, accetta con entusiasmo di portare tutta la famiglia e partimmo all’avventura senza prenotazioni (allora non era così facile prenotare specie all’estero) e con la nostra carta verde che veniva rilasciata solo su richiesta. 

La nostra prima tappa dopo un giorno di soggiorno a Courmayeur e dopo aver attraversato il traforo del Monte Bianco inaugurato alcuni anni prima fu Parigi nota come una delle città più belle e fascinose del mondo.

Parigi la visitammo in metrò, che era e rimane il mezzo più comodo, e io mi affidai ciecamente ai miei genitori che già la conoscevano. Ad un certo punto nella prima mattinata di visita uscimmo alla fermata del Trocaderò che per me all’epoca non significava più di tanto e mio padre mi disse: "Prova un po’ a girarti da quella parte" e di incanto senza aspettarmelo vidi davanti a me vicinissima e in tutta la sua maestosità la Tour Eiffel, uno dei simboli non solo di Parigi ma del mondo intero.
Parigi - maggio 2008

L’emozione provata, tenendo se vogliamo anche conto della giovane età, fu così intensa che a distanza di anni me la ricordo come fosse ieri, e lì decisi che quelle emozioni cosi belle, intense e piacevoli avrebbero dovuto ripetersi per tutta la mia vita e lì scoprii che dovevo diventare un viaggiatore. 

Feci ancora qualche altro viaggio in auto con i miei genitori e poi con il passare degli anni conobbi Stella, colei che sarebbe diventata mia moglie, che venne talmente contagiata dalla mia passione per i viaggi tanto forse da superarmi. 
Parigi - maggio 2008

Con lei sono andato alla scoperta dei cinque Continenti visitando posti stupendi che mi hanno fatto più volte, seppure non più ragazzino, rivivere quell’emozione provata dinnanzi alla Tour Eiffel. 

Ricordo a tal proposito il Machu Picchu in Perù, le piramidi e la Sfinge in Egitto, la Muraglia cinese, il Cristo Redentore a Rio de Janeiro, Petra in Giordania, il Taj Mahal in India, Ayers Rock in Australia, l’Empire State Building a New York, e altri ancora.

sabato 26 gennaio 2019

IN FLORIDA SULLO SPACE SHUTTLE

Gli Stati Uniti sono uno di quegli stati che io chiamo stati-continenti perché hanno dimensioni tali che per visitarli tutti ci vorrebbero anni, così come la Cina, il Canada, il Messico, l’ Australia, il Brasile, l’India o la Russia. 
Dovendo scegliere quello che più mi interessava nei miei viaggi negli States ho scelto di vedere ad est New York, Washington, Cascate del Niagara sconfinando in Canada fino a Toronto, ad Ovest San Francisco, Los Angeles, Las Vegas con sorvolo del Gran Canyon, il deserto del Nevada, le Montagne Rocciose, Yosemite Park, la costa californiana e con viaggio a parte, nell’agosto del 1995, la Florida che tanto ha da offrire. 

Ha tanto da offrire a partire da Miami Beach che è una lingua di terra racchiusa a destra e a sinistra dal mare con la sua spiaggia di sabbia fine e chiara e il suo lungomare “Ocean Drive” famoso in tutto il mondo per i suoi locali (piuttosto cari) e l’Art dèco. 
Miami Beach
A sud di Miami non si possono non visitare le Isole Keys percorrendo i lunghi ponti che collegano oltre trenta isole fino ad arrivare a Key West, estremo lembo meridionale della Florida e di tutti gli Stati Uniti a soli 145 Km di distanza da Cuba e dove ebbe casa anche Hemingway. 
Altra classica meta turistica sempre a sud sono le Everglades, una riserva di paludi di oltre un milione e mezzo di acri con l’erba che spunta dall’ acqua infestata di pericolosi caimani ed abitata dagli indiani d’America che i bianchi hanno lì confinato dandogli la possibilità di vivere con la gestione di alcuni casinò laddove il gioco d’azzardo sarebbe invece vietato.
Key West - agosto 1995
Queste paludi sono visitabili percorrendole con particolari imbarcazioni che hanno un rumore veramente assordante, cosi come sono visitabili i villaggi degli indiani che a pagamento per i turisti fanno qualche spettacolo con i caimani per arrotondare le loro entrate. 
Non male è la costa della Florida con località che riportano nomi in inglese di città italiane come Napoli o Venezia e con località che si appalesano veramente molto ricche a giudicare dalle ville e dalle auto che circolano. Non per niente la Florida è il luogo nel quale i ricchi americani vanno a svernare usufruendo del clima favorevole tutto l’anno. 

Orlando a nord è diventata la sede dei maggiori parchi tematici della Florida se non di tutti gli Stati Uniti. Fermandomi tre giorni, ho potuto visitarne tre, poiché date le code è impossibile vistare più di un parco al giorno. Avendo con me mia figlia Erica, che all’epoca aveva solo tre anni, ho visitato per iniziare il Disney’s Magic Kingdom, simile per intenderci a quelli di Los Angeles, Parigi e Tokyo e che è il più classico dei parchi divertimenti non solo per bambini.
Orlando - Disney's Magic Kingdom - ago 95
Ho poi optato per gli Universal Studios, presenti anche a Los Angeles, dove si vivono alcuni dei film più famosi: mi ricordo di essere andato sulla vettura di “Ritorno al futuro“, sulla barca per “Lo squalo”, sulla bici per “ E.T.”, di aver visto King Kong fra i grattacieli di New York, i dinosauri di Jurassic Park e di aver vissuto l’incendio nella metropolitana di San Francisco con relativo terremoto. Questo parco al contrario per mia figlia, data appunto l’età, è stato un po' un incubo ma io e mia moglie abbiamo fatto del nostro meglio per rassicurarla. Infine come ultimo parco la scelta è caduta su Epcot Center, un parco a tema veramente molto interessante presente solo ad Orlando che racconta in sintesi il pianeta Terra come era, come è e come sarà in futuro. Mi è spiaciuto rinunciare al parco acquatico Sea World ma i giorni a disposizione erano finiti. 

Ma il giorno di tutto il viaggio in Florida che non potrò mai dimenticare è quando ho avuto la possibilità di andare a Cape Canaveral, al centro Nasa, che per altro è in un bellissimo parco naturale e dove ho potuto visitare il centro di controllo che assiste la partenza delle astronavi nel primo minuto (poi il controllo passa a Houston), le rampe di lancio e gli hangar, i vari tipi di missili che si sono succeduti dalle prime missioni Gemini in poi, ma soprattutto ho potuto sedermi in uno Space Shuttle, che per me che da bambino sognavo come tanti di fare l’astronauta, è stata un’emozione indimenticabile!
Cape Canaveral - Nasa Center
Osservando con attenzione e referenza le centinaia di leve, di pulsanti e di display che mi circondavano ovunque mi sono estraniato dal mondo reale e ho cominciato a sognare veramente come un bambino vivendo una situazione irreale fin tanto che non mi hanno chiamato perché era ora di partire. Il sogno si è bruscamente interrotto ma il ricordo a distanza di anni è più vivo che mai!
Marco Island - agosto 1995

lunedì 31 dicembre 2018

KENYA: IL MIO PRIMO VIAGGIO ESOTICO

Ero un ragazzo ed ero sposato da appena un anno. Io e mia moglie Stella, ancora ovviamente senza figli, prendemmo la decisione di fare un viaggio che ci avrebbe permesso di vedere cose il più lontano possibile da quello che era il nostro mondo e quella che era la nostra vita quotidiana. 


Nessuno di noi due era ancora uscito dall’Europa ed il continente che ci sembrava più adatto alle nostre aspirazioni era quello africano. E allora scegliemmo il Kenya, una nazione che ci avrebbe permesso di fare splendidi safari fotografici in parchi naturali fra i più belli al mondo, ammirare da vicino animali nel loro habitat naturale visti al massimo nella migliore delle ipotesi solo al circo da bambini, venire a contatto con una natura a noi completamente sconosciuta come può essere quella di una savana o di una foresta equatoriale, conoscere popolazioni con usi, costumi, mentalità e modi di vivere che nulla avevano a che fare con i nostri per poi riposarci alla fine alcuni giorni al mare su una bella spiaggia bianca ricca di palme e passeggiare sulla barriera corallina. 

Era l’ormai lontano 1987, facemmo tutti i vaccini previsti e consigliati a partire da quello assolutamente indispensabile contro la malaria, oltre a quelli contro tifo e paratifo e l’anticolerica, scegliemmo un tour operator di grande esperienza e professionalità perché non ci sembrava il caso di avventurarci da soli in posti per noi molto lontani, così diversi e per nulla conosciuti.
Kenya - Leone - Mtanenbaum - https://pixabay.com/it/ 

A pensarci sono passati poco più di trent’anni ma il mondo nel frattempo è cambiato: non esistevano i telefonini, non esisteva internet e non esistevano le macchine fotografiche digitali (si compravano i rullini da 36 di foto o diapositive). 

Dopo una notte di viaggio arrivammo a Mombasa al mattino presto e scendendo la scaletta dell’ aereo rimasi subito colpito dalla prima cosa che distingueva il nostro mondo da quello per me nuovo: il cielo africano non essendo inquinato era assai più luminoso del nostro, il sole assai più prepotente che da noi così come di notte il chiarore delle stelle era qualcosa di favoloso. Tutte caratteristiche che ebbi modo di ritrovare parecchi anni dopo visitando l’Australia. 

Ci caricarono sui loro pulmini attrezzati per viaggiare nella savana e per fare il safari fotografico, ossia blindati di sotto, con sospensioni rinforzate e con il tettuccio rialzabile per poter fare le foto e raggiungemmo subito il primo parco previsto dal nostro tour, ossia lo Tsavo.
Rinoceronte - Hellareal – https://pixabay.com/it/  

Nel tragitto per me tutto era nuovo ed ero come un bambino di sei o sette anni con la bocca aperta che atterrato su un nuovo pianeta osservava tutto ciò che gli si presentava: le donne nei loro abiti tradizionali con i bambini in spalla, le scimmie che invadevano le strade e si arrampicavano ovunque compreso il nostro pulmino, la natura circostante, le loro abitazioni e i loro “negozi”, le strade stesse e gli automezzi che circolavano per lo più di marca giapponese (da noi in quegli anni il mercato giapponese non era ancora penetrato e difficilmente si vedevano pick-up Isuzu piuttosto che Subaru).
HowardWilks - https://pixabay.com/it/ 

Nel pomeriggio partiamo per la prima escursione che prevedeva un safari nello Tsavo Ovest e ci viene assegnato come autista Peter, un ex cacciatore che conosceva a memoria tutti parchi del Kenya e tutte le piste della savana, tanto che era un punto di riferimento per le altre guide e gli altri autisti quando vi erano situazioni di emergenza o necessità di soccorso. 

In poco più di una settimana percorrendo centinaia e centinaia di chilometri su strade e su piste nella savana e cambiando diversi lodge uno più bello e confortevole dell’altro tutti costruiti in stile e con camere attrezzate di letti con zanzariere, con buffet di specialità locali e animati dal folklore locale visitammo i più bei parchi del Kenya: Tsavo Ovest e Tsavo Est, l’Amboseli dal quale si ammira il Kilimangiaro in Tanzania (la montagna più alta dell’ intera Africa), il Lago Nakuru in piena foresta equatoriale famoso per i suoi fenicotteri rosa ed infine il Masai Mara che si congiunge con il Serengeti in Tanzania costituendo la più grande riserva faunistica del mondo. 

Grazie all’abilità e alle conoscenze del nostro autista Peter siamo riusciti ad ammirare da vicino e a fotografare tutti gli animali esistenti nella savana compresi quelli rari (come ad es. rinoceronte o ghepardo), cosa che non è da dare per scontata. Alcuni turisti sono ripartiti senza neppure aver visto un leone.
Ed è così che ci siamo tolti la voglia di ammirare in tutta la loro bellezza giraffe, elefanti, zebre, gnu, bufali, bisonti, iene, sciacalli, avvoltoi, struzzi, leoni e leonesse, ghepardi, rinoceronti, coccodrilli, ippopotami, scimmie, i vari tipi di gazzelle, e tutto quanto può offrire la savana comprese scene di caccia fra animali. 

Abbiamo viaggiato sotto scorta armata in zone pericolose dove potevano arrivare i predoni dall’Uganda o quando siamo scesi dai pulmini in zone della savana dove potevano arrivare le bestie feroci. Abbiamo visitato i villaggi Masai con le loro capanne di sterco e non solo quelli turistici, tanto è vero che siamo anche stati fatti prigionieri per una mezz’oretta da questa popolazione di cacciatori.
Masai - https://pixabay.com/it/ 

Mi ha colpito un incidente che ha interessato turisti svizzeri appena arrivati il cui pulmino è andato a sbattere contro una giraffa che attraversava la pista della savana provocando morti e feriti (l’attraversamento animali è un grande pericolo per la circolazione). 

Un autista di un pulmino che era con noi ha dovuto essere sostituito alla guida perché colpito da malaria, per loro endemica, che provoca per alcuni giorni una febbre altissima. 

Non ci siamo fatti mancare la visita alla capitale Nairobi con evidente impronta inglese nell’urbanistica, dove abbiamo incrociato l’allora non molto amato Presidente della Repubblica kenyota la cui scorta faceva impallidire quella del Presidente degli Stati Uniti e dove abbiamo potuto gustare una cena in uno dei famosi ristoranti dove si assaggiano tutti i vari tipi di carne tipici del Kenya.
Ghepardi - Lajon - https://pixabay.com/it/ 

L’ultima settimana al mare a sud di Mombasa è servita a riposarci all’ombra delle palme con passeggiate su una splendida spiaggia bianca, nuotate, snorkeling ed escursioni sulla vicinissima barriera corallina prima di ritornare sul nostro pianeta veramente arricchiti e felici.

venerdì 13 aprile 2018

Perchè viaggiare

Ci sono tanti motivi per viaggiare soprattutto quando si è ancora giovani. 
Vediamo quali possono essere in rapida sintesi. 
Viaggiare apre la mente, arricchisce la nostra cultura e certo non solo quella geografica, aiuta a socializzare ma anche a renderci indipendenti, ci insegna a superare le difficoltà e ad adattarci alle varie situazioni a volte imprevedibili: in una parola ci rende migliori e più intelligenti.
Cipro - febbraio 2018

Conoscere dal vivo nuovi paesi e nuove popolazioni con usi e costumi totalmente differenti dai nostri ci aiuta ad avere una visione del mondo assai più completa e realistica. Non è la stessa cosa che sfogliare atlanti, vedere filmati in televisione o navigare in internet!

Inoltre possiamo godere dal vivo delle bellezze naturali, paesaggistiche ed architettoniche che incontriamo sul nostro cammino. 
Ricordiamoci infine che un viaggio lo si gusta prima in fase di preparazione, poi mentre lo si effettua, ma soprattutto dopo che è terminato. 
Si dice che i soldi spesi per viaggiare siano i soldi meglio spesi: un bene materiale si esaurisce, la gioia e il ricordo di un viaggio restano per tutta la vita!

lunedì 21 agosto 2017

ISLANDA: QUELLO CHE BISOGNA SAPERE

Eccomi di ritorno dall’Islanda, terra selvaggia e un po’ isolata dal resto dell’ Europa. Questo lo sanno tutti, ma forse non tutti conoscono altri aspetti di questa nazione.

Intanto chi decidesse di andare alla scoperta di questo paese deve essere a conoscenza che sia i voli che gli alberghi devono essere prenotati, quanto meno per i mesi estivi, con almeno 8-10 mesi di anticipo. Questo perché l’Islanda ha avuto un forte sviluppo del turismo in questi ultimi anni ma non si è ancora attrezzata di infrastrutture turistiche atte a far fronte ad una piuttosto elevata e sempre crescente richiesta di questo tipo. I voli per l’ Islanda sono pochi e gli unici diretti dall’Italia sono quelli effettuati dalle due compagnie islandesi Icelandair e Wowair che arrivano all’Aeroporto Internazionale di Reykjavik nel cuore della notte.
Reykjavik - Chiesa luterana
In alternativa bisogna ripiegare sulle compagnie scandinave tipo Sas o Norwegian con relativi scali, mentre i voli effettuati da altri vettori sono veramente pochi. Questa mancanza di concorrenza fa si che sia i voli diretti che con scalo abbiano dei prezzi molto elevati rispetto allo standard .

Stesso discorso per gli alberghi. In Islanda ci sono appena 334.000 abitanti di cui 122.000 abitano nella capitale Reykjavik. Gli alberghi , già pochi nella capitale, diventano una rarità quando ci si allontana da Reykjavik considerando nell’elenco anche le loro guesthouses. Questo fa si che una camera di quello che da noi potrebbe essere un tre stelle (i loro hotel non hanno le stelle) costi intorno ai 350 euro a notte . Come si capisce quindi i prezzi per noi sono molto elevati : un piatto normalissimo in un qualsiasi ristorante costa intorno ai nostri 30 euro, quindi con una birra insieme è difficile stare sotto ai 40 euro a pasto prendendo un piatto solo. 
Geyser

Ovviamente non fa eccezione il costo del noleggio autovetture (i treni non esistono e il servizio autobus è per lo più ristretto alle zone limitrofe alla capitale), ma anche ciò che non è turistico ha prezzi per noi molto elevati.

Da considerare che gli islandesi hanno la fortuna di non pagare riscaldamento ed energia elettrica sfruttando le loro sorgenti di acqua calda.

Anche il clima merita qualche considerazione. Noi siamo abituati a considerare l’Islanda una terra freddissima. Ora nessuno va in Islanda a fare i bagni ma le temperature in estate oscillano fra un minimo di 4 o 5 gradi fino ad un massimo di 17-18 gradi. Ovviamente in inverno la temperatura va sotto zero ma non molto di più di quanto si registra nel Nord Italia anche se per periodi più lunghi.
E’ molto frequente anche in estate la pioggia, ma il tempo in Islanda cambia molto repentinamente anche più volte durante il giorno ed aver trovato una serie di giornate soleggiate è stata una fortuna dopo essere atterrati in una bufera di pioggia e vento che ci aveva all’inizio un po’ preoccupati.
E’ invece noto che in estate le ore di chiaro sono molte, mentre in inverno è quasi sempre buio.
Vulcano Kerio

Le strade in Islanda non sono tutte facilmente transitabili. Le strade asfaltate riguardano la zona intorno alla capitale e l’ anello costiero dell’ isola. Ma anche su queste strade quando ci si allontana da Reykjavik bisogna fare attenzione all’attraversamento di animali, pecore e capre in particolare, e al fatto che i ponti sono ad una corsia unica. Le altre strade sono sterrate tanto è vero che quando si noleggia una vettura non esiste un’assicurazione che copra la rottura di vetri e pneumatici, mentre per tempeste di sabbia lavica che possono rovinare la carrozzeria bisogna sottoscriverne una in particolare.

Consci di tutto ciò possiamo goderci le bellezze di questo paese che va a lambire il circolo polare artico.

La maggiore attrazione nei pressi di Reykjavik è il così detto Circolo d’oro che comprende il Parco Nazionale Pingvellir, le cascate Gulfoss e la visita dei geyser, ossia delle tipiche sorgenti di acqua calda sparse un po’ per tutto il paese.

Nella penisola a sud della capitale è situata la famosa Laguna Blu, ossia una piscina di acqua calda termale presa d’assalto dai turisti per fare il bagno che anch’essa deve essere prenotata in anticipo.

Ma a tal proposito bisogna dire che esistono altre strutture simili in varie zone del Paese seppur più piccole e meno famose che non necessitano di prenotazione, che sono molto meno affollate e soprattutto molto meno care.
Anfibio

Allontanandoci da Reykjiavik, che pure essa merita una visita, ci addentriamo in un paesaggio desertico e selvaggio che ci tiene compagnia per centinaia di chilometri nella sua comunque rapida e continua mutevolezza. Si passa dalle distese verdi ricche di pecore, capre, mucche e cavalli alla roccia grigia fino alle lande desolate ed immense di roccia nera vulcanica. Non dimentichiamo che siamo nel paese dei vulcani e sul più antico vulcano del paese ci siamo inerpicati fino al cratere con una scarpinata di qualche ora. Inoltre non abbiamo disdegnato la visita al punto di congiunzione della placca americana con quella euro-asiatica. I laghi sono ovunque, ma quello che merita una visita è il Lago glaciale di Joculsarlon a ridosso del ghiacciaio più grande d’Europa, ossia del Ghiacciaio Vatnajokull.
Navigazione sul Lago glaciale di Joculsarlon
Per visitare questo lago abbiamo dovuto pernottare in una piccola cittadina di pescatori, Hofn, a circa 500 km da Reykjavik, ma altresì distante 100 km dal lago per mancanza di strutture alberghiere più vicine. A Joculsarlon ci siamo imbarcati su un mezzo anfibio per una navigazione in mezzo agli iceberg e alle foche.

L’ultimo giorno lo abbiamo dedicato alla visita della costa occidentale che ha punti di rara bellezza anche se i suoi fiordi non sono, almeno nella parte meridionale, circondati da alte cime come quelli norvegesi.
Lago glaciale di Joculsarlon

Infine una breve considerazione sulla loro cucina. La cucina islandese, seppure un po’ grassa per noi, non è cosi terribile, almeno se non ci fermiamo per periodi lunghissimi, ed è caratterizzata in prevalenza da agnello, pesce ( in particolare salmone) e patate. Per chi non riesce fare a meno dei ristoranti italiani, in Reykjavik è da consigliare “Caruso”, locale piacevole, cucina buona, prezzi nella loro media e frequentato anche dalla popolazione locale.

martedì 16 maggio 2017

IL CLUB INTERNAZIONALE DEI GRANDI VIAGGIATORI

Nel 1982 un giornalista tunisino di nome Rached Trime ha voluto creare un sodalizio internazionale per raggruppare persone di tutto il mondo che amano viaggiare. E’ così nato il “Club Internazionale dei Grandi Viaggiatori“ a cui hanno diritto iscriversi coloro che hanno visitato almeno 50 stati. Chi è al di sotto dei trent’anni è sufficiente abbia visitato almeno tanti stati quanti sono i suoi anni.

Mappa Nazioni visitate sino ad oggi
Per la verità la lista degli stati proposti per l’iscrizione non è di 194 quanti sono gli stati veri e propri ma di 222 perché vi è un’aggiunta di isole e territori che non costituiscono stati autonomi.

Infatti gli stati a tutti gli effetti sono i 193 riconosciuti dall’ONU oltre allo Stato Città del Vaticano che ha lo status di osservatore esterno per un totale di 194.
La Palestina, pur riconosciuta da 120 stati, non può per il momento ancora definirsi stato autonomo, così come avviene per il Kosovo riconosciuto da 115 stati di cui 21 appartenenti all’UE.
Taiwan infine riconosciuto da 21 stati è a tutti gli effetti appartenente alla Repubblica Popolare Cinese.


Il club ha una sua rivista che si chiama “Astrolabe“ e i soci si riuniscono una volta all’anno in un posto sempre diverso per  il loro congresso mondiale.

sabato 21 gennaio 2017

MALDIVE!

Sono tornato da pochi giorni dalle Maldive e sto ancora cercando di abituarmi alla differenza di clima (da + 30 a -5 °C) dopo un soggiorno di 8 giorni in periodo post natalizio di inizio anno con la mia famiglia trascorso al Maayafushi Island Resort nell’atollo di Ari.

Le isole Maldive sono una Repubblica composta da 26 atolli in pieno Oceano Indiano poco sopra la linea dell’ equatore divisi in 19 amministrazioni  che comprendono 1190 isole.
I libri per la verità riportano 1192 isole ma due sono state mangiate dal mare negli ultimi tempi, ed è destino, pare, che entro i prossimi cinquant’anni tutte le altre isole debbano fare la medesima fine. Tant’è vero che il governo maldiviano ha già comprato delle terre in Australia per trasferirsi quando l’innalzamento del livello del mare abbia sepolto l’intera nazione.
Maldive - gennaio 2017
Solo duecento isole circa sono abitate, di cui circa cento occupate dai resort turistici e circa cento abitate dalla popolazione locale. La maggior parte della popolazione vive nella capitale Malè, la cui isola è diventata  un agglomerato di palazzoni disordinati e sempre più alti a causa della mancanza di spazio e che sta per essere collegata con un ponte all’isola adiacente ove sorge l’aeroporto internazionale  da cui partono le navi veloci e gli idrovolanti per i collegamenti con le varie isole adibite ai soggiorni turistici.
La popolazione locale vive esclusivamente di pesca e di turismo.
L’ isola di Maayafushi è stata scelta per il mio soggiorno per alcune sue caratteristiche: un reef o barriera corallina se vogliamo dirla in italiano che circonda l’intera isola ed è raggiungibile senza l’ uso di barche,  una lunga lingua di sabbia che si staglia nel mare per diverse decine di metri  ed una meravigliosa vegetazione all’interno. Naturalmente parliamo di isole che hanno la dimensione presso a poco di una grande piazza delle nostre città.
Il grado di comfort alberghiero era più che buono e la cucina era italiana, essendo la struttura gestita da un gruppo italiano, pur non mancando le specialità maldiviane, i frutti tropicali ed i pesci locali.
Esistono anche isole con lussuosissimi resort per miliardari con camere ricavate sotto il livello del mare con vetrate con coralli e pesci a vista, maggiordomi a disposizione e quant’altro per la modica cifra di soggiorni che vanno dai cinquanta ai cento mila dollari a settimana a testa.
Maldive - gennaio 2017
Due scoperte fatte in loco: il bagno maldiviano, inteso come servizi igienici, non ha il soffitto ma è in parte a cielo aperto tranne un piccolo riparo parziale per le piogge e la finissima sabbia bianca sulla spiaggia non brucia mai in quanto formatasi da coralli tritati.
Io che non sono un grande nuotatore e tanto meno subacqueo ho potuto raggiungere la barriera corallina ed osservare i pesci pagliaccio oltre a pesci coloratissimi di varie dimensioni, alle  razze, alle tartarughe e alle stelle marine, ai serpenti marini. Ho fatto il bagno, vincendo una iniziale titubanza, con gli squali, ovviamente di  una razza che non attacca l’uomo, per non dire di quando ci è passato accanto un branco di una trentina di delfini.
Non sono appassionatissimo di vita di mare, ma di fronte a tanta natura e tanta bellezza  mi arrendo!
Family - Maldive - gennaio 2017

Non è potuta mancare un’escursione ad una vicina isola di pescatori, ossia un’isola abitata dalla popolazione locale, usando la loro tipica imbarcazione, il dhoni, per vedere le loro case, la moschea, la scuola e l’artigianato locale ma soprattutto per avere anche un contatto con la gente del posto diversa da quella che lavora nelle strutture turistiche.