martedì 30 giugno 2015

Sono sicuri i voli low cost?

Sì, i voli low cost sono in linea di massima sicuri, anzi ci sono compagnie che hanno flotte nuovissime. Le tariffe basse non dipendono dalla manutenzione degli aerei, in quanto tutti devono sottostare ai medesimi rigidi protocolli internazionali previsti per avere il permesso di volare, ma dipendono da altri fattori.
Viaggiare da Milano a Londra partendo da Linate ed arrivando ad Heatrow piuttosto che partendo da Orio al Serio e arrivando a Luton e partire alle ore 11,00 piuttosto che alle 6,30 o alle 22,10 non è la medesima cosa: è evidente che gli slot aeroportuali che devono pagare le compagnie variano a seconda degli aeroporti e delle fasce orarie.
Orlando - Florida 1995 -   Cape Canaveral - Florida 1995
E’ poi assai noto che il servizio a bordo è praticamente inesistente, ma questo non è un grande problema perché i voli low cost sono, almeno per il momento, solo a breve raggio ed il passeggero non necessita di particolari servizi.
Assoluta attenzione bisogna invece fare a quello che non è compreso e quanto costa il pagamento a parte di ciò che interessa: mi riferisco al bagaglio a mano, al bagaglio da spedire, alla scelta dei posti a sedere, al check-in. In alcuni casi queste operazioni fatte preventivamente on line possono costare di meno. A conti fatti il prezzo del biglietto può alla fine lievitare parecchio e ciò costituisce per le compagnie low cost un sensibile guadagno.
Ricordarsi inoltre che fino a non molto tempo fa molte compagnie low cost non permettevano proprio la scelta del posto a sedere che era casuale durante la fase di imbarco, ma oggi questa pratica, a causa anche della concorrenza fra di loro, è in disuso.

lunedì 29 giugno 2015

MANHATTAN

Dicono che Shanghai sarà la prossima capitale del mondo,  ma per quelli della mia   generazione la capitale del mondo è,  e  sempre sarà, New York. E se si pensa a New York, si pensa a Manhattan.
New-York - Empire 2010
Ci sono stato più volte, la conosco  bene e la so girare da solo con facilità, grazie anche alle sue vie tutte parallele fra di loro, ma mi emoziono sempre.

Mi piace per quello che posso spostarmi a piedi per godermela di più. Mi piace camminare già alle 8,00 di mattina per vedere gli uomini in giacca e cravatta e le donne in eleganti tailleur e tacchi a spillo entrare negli Starbucks e uscirne con i bicchieroni di caffè e latte pieni per infilarsi nei grattacieli e raggiungere i loro uffici. Mi piace camminare per la Fifth Avenue
New-York 2010

in mezzo ai grattacieli ed osservare la gente di tutte le nazionalità che incontro ed i ragazzi che sfrecciano con i pattini o gli skates. Mi piace salire sull’Empire e dominare tutta l’isola. Mi piace raggiungere il Rockfeller Centre e guardare la gente pattinare circondato dai fiori e dalle bandiere di tutto il mondo per poi andare a mangiare da ”Alfredo” con il suo arredo essenziale, quasi freddino, ma che ti mette subito a tuo agio. Mi piace raggiungere il Central Park dove finisce la frenesia che si respira  ovunque ed inizia la quiete fra i prati ed i laghetti ed osservare una delle tipiche skyline della città. Mi piace arrivare fino ad Harlem, una volta pericolosa ma ora tranquilla, con tutti i suoi vecchi palazzi rimessi a nuovo con la loro scala anti-incendio.
New-York 2010

Mi piace tornare percorrendo Broadway ed arrivare a Times Square ed osservare le insegne luminose degli spettacoli  e della pubblicità oltre alle ”vetture spot“ che si alzano e si piegano (si possono vedere solo lì e  a Miami sull’Ocean Drive). Mi piace vedere i vari quartieri che cambiano aspetto da una volta all’altra e pensare che posso scegliere, posto unico al mondo, il ristorante tipico di qualsiasi nazione  in molti casi aperto 24 ore su 24. Mi piace  arrivare all’altro estremo, a Battery Park, ed osservare la Statua della Libertà da lontano, il ponte di Brooklyn e l’altra tipica classica skyline. Mi piace risalire passando per Wall Street dove la frenesia della vita cittadina raggiunge il suo apice; a fianco della Borsa sulla strada che si affaccia su quello che era il World Trade Centre c’è il fast food noto per essere il ristorante più veloce del mondo: il “pranzo“ si calcola duri in media sugli otto minuti compreso il passaggio in bagno e mentre si mangia scorre un display con le quotazioni di borsa per non perdere tempo; io una volta ho provato a mangiare ed in effetti sono velocissimi alla cassa: a me sono serviti dodici minuti passaggio in bagno compreso. Mi piace infine continuare tornando verso il centro ma qui provo una forte nostalgia per non ritrovare più Little Italy: le prime volte che andai  vi era ancora, seppure già un po’ ridimensionata, ma ora è completamente sparita inghiottita da China Town.

domenica 28 giugno 2015

Il fuso orario

Ci sono metodi per ovviare all’inconveniente del fuso orario?
La risposta è no al di là di alcune considerazioni o accorgimenti.
L’adattamento al nuovo fuso orario è molto soggettivo e dipende dall’età , dallo stile di vita, dall’abitudine a viaggiare, dalle condizioni fisiche, ecc. 
Consideriamo che è molto più facile adattarsi al nuovo fuso quando si viaggia verso ovest che non quando si viaggia verso est, specialmente se abbiamo l’accortezza quando siamo giunti di non essere tentati di andare subito a dormire ma di aspettare la sera e poi andare a coricarci.

sabato 27 giugno 2015

Cosa vedere in un Paese che visito per la prima volta?

A mio giudizio quando si intraprende un viaggio in un nuovo paese che visito per la prima volta, nei limiti del tempo e delle possibilità che ho a disposizione e premesso che le nazioni hanno peculiarità e dimensioni ben diverse fra di loro, tendo ad organizzarmi in questo modo.
Sidney - Australia 2012
Considero importante visitare la capitale o la/le città che reputo più significative (non sempre la capitale è la città più importante: vedi Canberra per l’Australia contro Sidney o Melbourne piuttosto che Brasilia per il Brasile contro Rio De Janeiro);
Kings Canyon - Australia 2012
ma limitarsi alle grandi città non è significativo per la conoscenza delle nazioni, e allora è altrettanto importante rivolgere l’attenzione alle campagne o quanto meno ai piccoli centri e venire a contatto con le popolazioni locali. Mi piace incontrare gente che mi sappia spiegare come funziona in loco il sistema sanitario piuttosto che quello scolastico, come è organizzato il sistema economico, industriale ed agricolo; come è e come giudicano il loro sistema politico, quali sono i problemi sociali più rilevanti fino ad arrivare a quello che è il clima e le temperature nel susseguirsi delle varie stagioni.
A volte le guide locali, se ben preparate e sveglie, possono già loro essere di aiuto in queste indagini. Ma non sempre è così anche al di là della preparazione che può avere la singola guida: mi ricordo il caso di Cuba, dove la guida che mi faceva conoscere L’Avana era molto reticente sulle cose da dire poiché temeva ritorsioni nel caso alcune considerazioni fossero giunte a chi non di dovere.
Infine non si possono non visitare i siti archeologici e le bellezze naturalistiche.
Ma prima di lasciare il paese mai dimenticare di fare un giro in un mercatino locale (non turistico) di prodotti alimentari e non solo: serve a completare la conoscenza ed il ricordo del paese visitato.

venerdì 26 giugno 2015

Esiste un'età per viaggiare?

Non credo esista un’età per viaggiare, anche se alcuni viaggi non si possono fare, o meglio non è consigliabile farli, a certe età.
Mia figlia prima di compiere il quarto anno era già stata due volte in America ed una volta in Africa, solo per citare i viaggi più lunghi, ed il primo aereo lo ha preso quando aveva qualche mese, ma è cresciuta benissimo. Anzi sono convinto che viaggiare aiuti a diventare più intelligenti, ad avere un’idea più vasta e globale delle cose del mondo, a conoscere luoghi, popoli e realtà in un modo che non si può fare in televisione o sui libri: e questo ovviamente non vale solo per i bambini.
New-York 1996                Key-West - Florida 1996
Non condivido assolutamente quando sento dire: "Io per viaggiare aspetto la pensione". 
A parte che oggi si va in pensione a 65-70 anni quando non tutti sono neppure più in grado di fare certi viaggi, ma poi il mondo è talmente grande che se non si inizia a viaggiare da ragazzi è difficile vederlo se non in minima parte.
E’ evidente che le cose rimangono impresse in modo diverso a seconda delle età e ci sono cose che si apprezzano di più o di meno a seconda dell’età medesima.
Importante è considerare l’età, oltre allo stato di salute, quando si intraprendono certi viaggi.
Non consiglierei sicuramente di portare un bambino piccolo in posti dove sono necessari certi vaccini (per legge oggi giorno l’unico obbligatorio è rimasto quello della febbre gialla, ma altri sono fortemente consigliati in molti paesi a partire da quello classico contro la malaria).
Al contrario alcuni viaggi è meglio non farli in età troppo avanzata: mi riferisco ad esempio quelli in cui si raggiungono altezze superiori ai 4500-5000 metri come succede nei paesi andini come il Cile, la Bolivia o il Perù dove i principali alberghi sono attrezzati con le bombole di ossigeno per i turisti o l’ altipiano del Tibet anche questo con treno attrezzato con l’ossigeno per giungervi.

giovedì 25 giugno 2015

Il GENE del viaggiatore

Perché a tanti piace viaggiare addirittura in alcuni casi da farne una ragione di vita e ad altri non piace per nulla, anzi odiano il farlo?
Giordania - Deserto - 2012
Nel 1999 alcuni ricercatori hanno scoperto che esiste il “gene del viaggiatore” e le risultanze dello studio sono state pubblicate sulla rivista “Evolution and Human Behaviour”.
Tanti a cui piace viaggiare sono possessori del gene DRD4-7r nel proprio DNA che è una variante del gene D4 ossia del gene recettore della dopamina.
La dopamina è quella che regola l’umore nel nostro organismo.
Ecco perché viaggiare rende felici!

mercoledì 24 giugno 2015

Viaggiare da soli o con Tour Operator?

E’ meglio fare tutto da soli o rivolgersi ad un tour operator  
La facilitazioni che oggi si hanno con internet unito ad un discorso di tipo economico porterebbero a dire meglio fare tutto da soli, e tante volte in effetti è così. Tuttavia alcune considerazioni vanno fatte.
Innanzi tutto dobbiamo ragionare su quella che è la nostra meta. Se ci muoviamo in Europa o andiamo negli USA piuttosto che in Australia possiamo tranquillamente organizzarci da soli, ma se la nostra meta è la Tanzania o il Kenya con le loro smisurate estese di savana piuttosto che l’attraversamento del deserto del Sahara è meglio non illudersi di fare da soli a meno che non si voglia rischiare la vita. Non si pensi che guidare nella savana o nel deserto, solo per fare qualche esempio, sia come guidare sulle nostre strade. E comunque anche nei paesi dove è più facile viaggiare da soli come quelli sopra citati ad esempio è bene informarsi nel dettaglio su come muoversi. Consideriamo per meglio capirci che se desideriamo attraversare il deserto centrale australiano in auto, è vero che viaggiamo su una normale strada asfaltata, ma non possiamo permetterci di dimenticare di portare scorte di carburante e di acqua perché possiamo viaggiare per più di un giorno e fare centinaia di chilometri senza incontrare niente e nessuno e non c’è neppure la copertura telefonica a meno di non avere un satellitare; se viaggiamo sulle autostrade in USA attenzione a non sbagliare strada , potrebbero volerci in alcuni casi centinaia di chilometri per uscire dall’autostrada sbagliata, tornare indietro ed imboccare quella giusta: d’accordo i navigatori ma il centro di Los Angeles, città sorta dopo l’avvento delle auto, è ad esempio attraversata da 19 autostrade con segnalazioni stradali assai scarse per le nostre abitudini.
Altra considerazione è pensare a quello che vogliamo visitare giunti sul posto. Anche in questo caso faccio qualche esempio per spiegarmi. I biglietti di ingresso per alcuni siti o monumenti possono, almeno in certi periodi dell’anno, essere esauriti e lo stesso dicasi per la disponibilità dei mezzi di trasporto. Può succedere che arrivo a Granada per visitare l’Alhambra (l’attrazione più visitata di tutta la Spagna ) ma il biglietto non è disponibile (quando sono andato io alcuni anni fa in un periodo prossimo alla Pasqua il mio biglietto avrei potuto rivenderlo al prezzo di un biglietto di tribuna alla finale di Champions); oppure arrivo in Perù nel mese di agosto e alla stazione ove parte il trenino per il Machu Picchu (unico mezzo per raggiungere il sito) scopro che i biglietti sono esauriti dal mese di febbraio: non fa piacere andare dall’altra parte del mondo per non vedere quelle che sono le attrazioni principali. Quindi se non voglio rivolgermi ad un tour operator che a queste cose ci pensa devo pensarci io per tempo prima di partire.
Tokyo - agosto 2013
Venendo ad un discorso di tipo economico è evidente che con un tour operator la spesa sale perché ci sono almeno tre intermediari che devono guadagnarci: la mia agenzia che mi vende il viaggio, il tour operator che lo organizza ed il corrispondente locale. Ma anche in questo caso dobbiamo fare un ragionamento: quanto tempo ci mettiamo a fare tutto il viaggio da soli e quanto occorre fare il medesimo tour dove tutto è già organizzato nel dettaglio e non ci sono tempi morti? Se non abbiamo problemi di tempo basta considerare i giorni in più di viaggio che significano ulteriori spese di tipo alberghiero, a meno di non dormire sotto i ponti, e vedere cosa conviene. Consideriamo che visitare metropoli come Tokyo, Pechino o Shanghai da soli, con metropolitane a 15 diramazioni per stazione e scritte in alcuni casi non in inglese ma solo in lingua locale richiede un tempo assai superiore che essere scarrozzato.

martedì 23 giugno 2015

Esiste un luogo al mondo più bello di altri?

Una delle domande più ricorrenti che mi vengono fatte è questa: "Tu che hai potuto visitare oltre un quarto dei 194 paesi del mondo , qual è quello che ti è piaciuto di più?".
Viaggio in Kenya - 1987
Non è una domanda alla quale sia possibile dare una risposta perché ogni Paese ha le sue peculiarità e la sua gente: ci sono Paesi che colpiscono di più per qualcosa o che entrano di più nel cuore come mi è capitato per il Perù o il Guatemala piuttosto che la Thailandia o il Nepal. Ma se devo citare quello nel quale mi sono ritrovato in un mondo completamente diverso da quello in cui vivo e che mi dava la sensazione veramente di essere su un altro pianeta allora penso al Kenya con le sue sterminate savane dove la natura regna davvero incontrastata con tutta la sua fauna e i suoi pericoli, dove l’uomo è marginale e dove ancora oggi si percepisce veramente la lotta per la sopravvivenza.

venerdì 19 giugno 2015

India in agosto

Un amico mi ha chiesto se sia consigliabile un viaggio nell'India del nord nel mese di agosto. Il mese di agosto è stagione monsonica e quindi il rischio di piogge è concreto. Ciò non significa che non si possa affrontare un viaggio in tale mese. Sono stato in India nello scorso agosto 2014 e in quindici giorni ho avuto solo due mezze giornate di pioggia monsonica. Tale situazione non ha creato disagio al viaggio ed è stata vissuta durante le tappe di trasferimento in pullman. E' comunque affascinante vedere la trasformazione repentina del paesaggio sotto la forza della pioggia monsonica. 
Viaggio in India: Agra - Taj Mahal - Agosto 2014

Il nostro gruppo è stato fortunato e siamo riusciti a visitare tutti i siti in programma in condizioni climatiche molto buone. La nostra esperienza non rimane un caso isolato, anche altri nostri amici hanno avuto condizioni climatiche similari. Bisogna considerare, inoltre,  che nell'India del nord nel mese di agosto è molto facile trovare un clima caldo-umido che varia da zona a zona e da giorno a giorno.
In conclusione mi sento di consigliare comunque il viaggio ad agosto anche se il mese ideale è febbraio.