giovedì 2 luglio 2015

E' necessario conoscere le lingue per viaggiare?

Conoscere le lingue per viaggiare non è indispensabile, specialmente se viaggiamo con un tour operator, ma conoscere almeno un po’ di inglese aiuta.
Dubai - EAU 2007
Io con l’inglese me la cavo discretamente a parlare mentre la comprensione può essere da totale a non soddisfacente a seconda del mio interlocutore (al contrario di mia figlia che beneficiando di soggiorni estivi più o meno lunghi fin da piccola in UK o USA ha acquisito un‘ottima padronanza sia di colloquio che di comprensione). Inoltre, esclusivamente sul campo, ho imparato un po’ di francese e di spagnolo; per il tedesco infine mi limito a fare ordinazioni al ristorante piuttosto che a chiedere una camera d’albergo o informazioni per strada. E qui mi fermo.
Ma devo dire che noi italiani, pur essendo mediamente abbastanza in ritardo con la conoscenza dell’inglese rispetto a tante altre nazioni non anglofone, abbiamo una grande fortuna. Dall’Australia all’Indonesia, dall’Argentina all’India, dal Canada al Sudafrica troviamo sempre chi parla italiano e non mi riferisco ovviamente solo alle guide professionali multi-lingue.
Infatti non tutti sanno che l'italiano è la quarta lingua più studiata al mondo. A cosa è dovuto questo? Si possono addurre diverse motivazioni.
Abu Dhabi - EAU 2007
L’italiano, pur essendo parlato solo in Italia (con l’aggiunta volendo del Canton Ticino in Svizzera) è la lingua del Santo Padre; la nostra letteratura è ricca di autori studiati in tutto il mondo; gli italiani, che sono comunque pur sempre una popolazione costituita da una sessantina di milioni di abitanti, sono da sempre una popolazione di viaggiatori in tutto il mondo; a questo aggiungiamoci tutte le colonie di connazionali che troviamo sparse in tantissime nazioni dei cinque continenti ormai giunte in alcuni casi alla terza o quarta generazione. Ma non è ancora tutto: l’Italia all’estero è nonostante tutto (incredibile a dirsi!) considerata ancora una nazione di grande importanza a cui guardare, e non solo per i suoi prodotti di eccellenza, per le sue griffe e la sua enogastronomia.
Voglio infine chiudere con un’osservazione rispetto alla lingua inglese: dobbiamo imparare a non considerare più l’inglese come una lingua straniera, ma considerarla la nostra lingua accanto all’italiano come hanno fatto tante altre nazioni del Nord Europa e non solo (in Olanda ad esempio l’inglese è lingua nazionale insieme all’olandese da una ventina d’anni): se non lo fanno i nostri governanti, imparino a farlo le nostre giovani generazioni per il loro bene e il loro futuro.

Nessun commento:

Posta un commento