Ho visitato il Giappone nel 2013 quando la mentalità di questo popolo
non era più certo quella degli anni del dopoguerra, eppure ancora di più di
quello che ho visto, Tokyo, Kyoto, Osaka, Monte Fuji, mi hanno colpito i
giapponesi. Un discorso a parte invece per Hiroshima, dove invece le sensazioni
che si provano sono simili a quelle provate al Museo dell’Olocausto di
Gerusalemme o ad Auschwitz.
Per rendere l’idea di come ragiona e di come è abituato a vivere
questo popolo, posso raccontare alcuni episodi vissuti.
| Osaka - Giappone 2013 |
Gli spostamenti interni in Giappone, al contrario di come avviene
solitamente nei miei viaggi, erano tutti previsti in treno con le linee ad alta
velocità in quanto assai più rapidi che in aereo considerando anche i tempi
necessari per i voli (raggiungi l’aeroporto, arriva da 1 a 2 ore prima, passa i
controlli, attendi il bagaglio all’arrivo, raggiungi il centro a destinazione,
ecc.).
Ora se mi limitassi a dire che in Giappone i treni funzionano bene e
sono velocissimi, che un minuto di
ritardo non è concepibile o che la pulizia delle carrozze è da sala operatoria, avrei semplicemente
detto delle banalità che tutti sanno come già anch’io immaginavo ancora prima
di partire. Ma le cose che mi hanno colpito sono altre. Tutti attendono il
treno sui binari in appositi spazi delimitati da righe gialle a seconda del
numero di carrozza e di posto a sedere prenotato.
Io ero ben intenzionato a non
farmi riconoscere come italiano non rispettoso delle regole e cercavo sempre di
seguirle e rispettarle, ma una volta mi
si avvicina un ferroviere e prontamente mi richiama facendomi notare che una
mia scarpa non era completamente all’interno delle righe gialle. Quando il
treno arriva scendono i passeggeri e se la stazione è di fine corsa salgono
velocemente gli addetti alle pulizie che in pochi minuti svolgono il loro
lavoro e salgono i macchinisti che più che altro per portamento e divisa
sembrano piloti d’aereo. I sedili vengono automaticamente tutti orientati nel
senso di marcia ed infine salgono i passeggeri. Tutto avviene in tempi
rapidissimi. All’interno tutto ha una propria collocazione, dai bagagli più
ingombranti al porta giacca o al porta borsa; i bagni pulitissimi sono dotati
di fasciatoio per i piccoli e di ogni accessorio; vengono segnalati tempi,
percorso e stazioni sia su display che
acusticamente anche in inglese. Ma la cosa in assoluto che mi è rimasta più
impressa sono i controllori: entrano nella carrozza, congiungono le mani e
fanno un inchino, quindi iniziano con inusuale gentilezza a controllare i
biglietti e prima di abbandonare la carrozza per quella successiva si girano
verso i passeggeri e nuovamente fanno un inchino di saluto e riverenza verso i
passeggeri sempre a mani congiunte.
| Treno in Giappone - 2013 |
| Osaka - Giappone 2013 |
Un giorno a Tokyo io e mia moglie ci trovavamo in un mercato nelle
vicinanze di un famoso tempio e, complici un’abbondante colazione ed il caldo
decidiamo di saltare il pranzo e prenderci solamente un gelato. Ci avviciniamo
ad un chiosco di gelati posizionato in mezzo alle bancarelle e ordiniamo due
gelati: vedo il gelataio piuttosto titubante a darci questi due coni e penso a
problemi di lingua o comunque di comprensione, ma ben presto capisco il suo
timore: dovevamo prima assicuragli che avremmo mangiato i due gelati negli
appositi spazi accanto al chiosco e non andando in giro per il mercato con il
rischio di sporcare.
| Tokyo - Giappone 2013 |
Nelle città giapponesi è molto difficile trovare cestini per i rifiuti
in quanto sono rarissimi eppure per terra non si trova un pezzo di carta. Come
si spiega? Semplice, ognuno porta a casa propria i rifiuti e li penserà a
smaltirli. Allo stesso modo non si trovano cicche di sigarette perché è
comunque addirittura in tanti posti vietato fumare anche all’ esterno: esistono
apposite aree interne od esterne per fumatori.
A Kyoto sono stato richiamato da un inserviente dell’hotel perché mi
sono trattenuto a parlare con un conoscente nel bel mezzo della pur vastissima
hall anziché fermarmi di lato e non ingombrare troppo.
Infine devo ammettere che non sono mai riuscito ad imparare bene l’uso
dei water che in Giappone sono dei veri e propri elettrodomestici (sono proprio
venduti nei negozi di elettrodomestici) con funzionamenti diversi fra loro ma
che sono in grado di scaldare l’asse, alzarlo e abbassarlo elettricamente,
profumare, fare il bidet (non lo consiglierei comunque nei locali pubblici),
tirare l’acqua, fare il risciacquo e non ricordo cosa altro.
| Tempio d'oro a Kyoto - Giappone 2013 |
Mi hanno spiegato, come già sapevo e come detto in premessa, che il
popolo giapponese è molto meno rigido di un tempo e che anche il loro orario di
lavoro e le loro ferie oramai sono quasi in linea con i nostri standard: ma è
altrettanto vero, mi dicevano, che quasi nessuno fa solo le canoniche otto ore
di lavoro al giorno o si gusta i trenta giorni di ferie all’anno, ma senza
ovviamente pretendere il pagamento degli straordinari.
Si, lo ammetto, per me è molto difficile capire la mentalità di questo
popolo ed il mio modo di pensare e ragionare è molto diverso. Ma mi rendo
altrettanto conto che se alcune delle loro cose le facessimo nostre vivremmo
sicuramente meglio. Il giusto mezzo sarebbe, oltre che possibile, ideale.
D’altro canto non si spiegherebbe come una nazione non molto grande e
con meno di cento milioni di abitanti,
uscita a pezzi dal secondo conflitto mondiale, sia potuta diventare la seconda
potenza economica del mondo.
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