domenica 12 luglio 2015

Giappone: la lontananza non è solo gegrafica

Ho visitato il Giappone nel 2013 quando la mentalità di questo popolo non era più certo quella degli anni del dopoguerra, eppure ancora di più di quello che ho visto, Tokyo, Kyoto, Osaka, Monte Fuji, mi hanno colpito i giapponesi. Un discorso a parte invece per Hiroshima, dove invece le sensazioni che si provano sono simili a quelle provate al Museo dell’Olocausto di Gerusalemme o ad Auschwitz.

Per rendere l’idea di come ragiona e di come è abituato a vivere questo popolo, posso raccontare alcuni episodi vissuti.
Osaka - Giappone 2013
Gli spostamenti interni in Giappone, al contrario di come avviene solitamente nei miei viaggi, erano tutti previsti in treno con le linee ad alta velocità in quanto assai più rapidi che in aereo considerando anche i tempi necessari per i voli (raggiungi l’aeroporto, arriva da 1 a 2 ore prima, passa i controlli, attendi il bagaglio all’arrivo, raggiungi il centro a destinazione, ecc.).
Ora se mi limitassi a dire che in Giappone i treni funzionano bene e sono velocissimi,  che un minuto di ritardo non è concepibile o che la pulizia delle carrozze  è da sala operatoria, avrei semplicemente detto delle banalità che tutti sanno come già anch’io immaginavo ancora prima di partire. Ma le cose che mi hanno colpito sono altre. Tutti attendono il treno sui binari in appositi spazi delimitati da righe gialle a seconda del numero di carrozza e di posto a sedere prenotato.
Treno in Giappone - 2013
Io ero ben intenzionato a non farmi riconoscere come italiano non rispettoso delle regole e cercavo sempre di seguirle e rispettarle, ma una  volta mi si avvicina un ferroviere e prontamente mi richiama facendomi notare che una mia scarpa non era completamente all’interno delle righe gialle. Quando il treno arriva scendono i passeggeri e se la stazione è di fine corsa salgono velocemente gli addetti alle pulizie che in pochi minuti svolgono il loro lavoro e salgono i macchinisti che più che altro per portamento e divisa sembrano piloti d’aereo. I sedili vengono automaticamente tutti orientati nel senso di marcia ed infine salgono i passeggeri. Tutto avviene in tempi rapidissimi. All’interno tutto ha una propria collocazione, dai bagagli più ingombranti al porta giacca o al porta borsa; i bagni pulitissimi sono dotati di fasciatoio per i piccoli e di ogni accessorio; vengono segnalati tempi, percorso  e stazioni sia su display che acusticamente anche in inglese. Ma la cosa in assoluto che mi è rimasta più impressa sono i controllori: entrano nella carrozza, congiungono le mani e fanno un inchino, quindi iniziano con inusuale gentilezza a controllare i biglietti e prima di abbandonare la carrozza per quella successiva si girano verso i passeggeri e nuovamente fanno un inchino di saluto e riverenza verso i passeggeri sempre a mani congiunte.
Osaka - Giappone 2013
Un giorno a Tokyo io e mia moglie ci trovavamo in un mercato nelle vicinanze di un famoso tempio e, complici un’abbondante colazione ed il caldo decidiamo di saltare il pranzo e prenderci solamente un gelato. Ci avviciniamo ad un chiosco di gelati posizionato in mezzo alle bancarelle e ordiniamo due gelati: vedo il gelataio piuttosto titubante a darci questi due coni e penso a problemi di lingua o comunque di comprensione, ma ben presto capisco il suo timore: dovevamo prima assicuragli che avremmo mangiato i due gelati negli appositi spazi accanto al chiosco e non andando in giro per il mercato con il rischio di sporcare.
Tokyo - Giappone 2013
Nelle città giapponesi è molto difficile trovare cestini per i rifiuti in quanto sono rarissimi eppure per terra non si trova un pezzo di carta. Come si spiega? Semplice, ognuno porta a casa propria i rifiuti e li penserà a smaltirli. Allo stesso modo non si trovano cicche di sigarette perché è comunque addirittura in tanti posti vietato fumare anche all’ esterno: esistono apposite aree interne od esterne per fumatori.
A Kyoto sono stato richiamato da un inserviente dell’hotel perché mi sono trattenuto a parlare con un conoscente nel bel mezzo della pur vastissima hall anziché fermarmi di lato e non ingombrare troppo.
Infine devo ammettere che non sono mai riuscito ad imparare bene l’uso dei water che in Giappone sono dei veri e propri elettrodomestici (sono proprio venduti nei negozi di elettrodomestici) con funzionamenti diversi fra loro ma che sono in grado di scaldare l’asse, alzarlo e abbassarlo elettricamente, profumare, fare il bidet (non lo consiglierei comunque nei locali pubblici), tirare l’acqua, fare il risciacquo e non ricordo cosa altro.
Tempio d'oro a Kyoto - Giappone 2013
Mi hanno spiegato, come già sapevo e come detto in premessa, che il popolo giapponese è molto meno rigido di un tempo e che anche il loro orario di lavoro e le loro ferie oramai sono quasi in linea con i nostri standard: ma è altrettanto vero, mi dicevano, che quasi nessuno fa solo le canoniche otto ore di lavoro al giorno o si gusta i trenta giorni di ferie all’anno, ma senza ovviamente pretendere il pagamento degli straordinari.
Si, lo ammetto, per me è molto difficile capire la mentalità di questo popolo ed il mio modo di pensare e ragionare è molto diverso. Ma mi rendo altrettanto conto che se alcune delle loro cose le facessimo nostre vivremmo sicuramente meglio. Il giusto mezzo sarebbe, oltre che  possibile, ideale.

D’altro canto non si spiegherebbe come una nazione non molto grande e con  meno di cento milioni di abitanti, uscita a pezzi dal secondo conflitto mondiale, sia potuta diventare la seconda potenza economica del mondo.

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