Partiamo di prima mattina dal nostro hotel di Città del Guatemala per
un’escursione facoltativa alla volta del piccolo e modesto aeroporto destinato
ai voli interni e non distante da quello internazionale dove eravamo giunti due
giorni prima con un volo da Città del Messico.
Siamo io, mia moglie, mia figlia, una coppia di nostri amici di Asti
anche loro con una figlia amica e coetanea della mia, ed un piccolo gruppo di altri italiani.
La metà finale è Tikal, antico sito archeologico della civiltà Maya
che sorge nel bel mezzo della foresta tropicale e, completamente inghiottito
dalla medesima, è stato riportato alla
luce non molti anni fa.
| Tikal - Guatemala 2008 |
Giunti all’aeroporto ci cospargiamo di un repellente spray specifico per gli insetti del posto in quanto non si possono imbarcare
sull’aereo bombolette spray come in tanti paesi di quell’aerea geografica.
Sono incuriosito dall’omino piccolo ed esile che funge da bigliettaio
e che ha una faccia da simpatico
topolino: dentro di me lo etichetto benevolmente “faccia da topo”.
Saliti su un piccolo aereo Saab (come le auto) da 35 posti, ben
presto mi accorgo che “faccia da topo”
è l’ unico addetto come personale di
bordo e, dopo aver fatto il bigliettaio, sarà aiuto pilota, addetto alle pulizie e
stewart.
| Tikal - Guatemala 2008 |
Prima che l’aereo iniziasse a rullare sulla pista, “faccia da topo”
mi si avvicina e mi dice che c’è un passeggero in più rispetto a quelli sono i
posti a sedere ed il pilota chiede se acconsento che mia figlia faccia il
viaggio in cabina con lui: io immagino la scelta di mia figlia come ragazza
giovane e carina e gli rispondo che il pilota doveva pensare a pilotare l’ aereo e non a distrarsi
e che quindi mia figlia avrebbe viaggiato con me, così alla fine in cabina finisce
un corpulento turista inglese.
Arriviamo all’ancora più piccolo e modesto aeroporto di Florence ove
ci attende la guida locale con zaino sulle spalle per caricarci su un pulmino e
raggiungere la foresta; costeggiamo il confine con il Belize (ex Honduras Britannico) e ci fermiamo nell’ultimo
paesino prima della foresta.
Qui la guida ci ragguaglia su alcune cose ed in particolare che
sarebbe da un lato bene avere braccia e gambe coperte per gli insetti, ma che all’interno della foresta troviamo un
grado di umidità prossimo al 100%; inoltre ci invita a portare specifiche
protezioni contro una sempre possibile pioggia tropicale ed infine la cosa più
importante: acquistare nel negozietto ove ci siamo fermati con il pulmino un
abbondante scorta di acqua che va ad appesantire il nostro bagaglio ma ci
consentirà la sopravvivenza.
Ci inoltriamo a piedi nella foresta seguendo la nostra guida che
inizia le sue spiegazioni anche di carattere botanico a partire dall’albero
del pane (così chiamato per il sapore dei suoi frutti dopo la cottura) e fra
una cosa e l’ altra ci ragguaglia sul fatto che nella foresta circolano liberi
uno o forse due giaguari ma che non sono mai successi fatti incresciosi.
| Tikal - Guatemala 2008 |
A questo punto io inizio a
chiedermi cosa possa servire la mia attrezzatura da “piccolo
esploratore “che porto sempre con me in queste escursioni (coltellino
svizzero, bussola, retina facciale anti-insetti, fischietto, pila, binocolo, ecc.) nel
caso di un incontro di questo tipo, ma resto fiducioso.
Ben presto le nostre orecchie vengono messe alla prova dalle scimmie
urlanti che ci terranno compagnia per quasi tutta l’ escursione, ma altrettanto
presto ci si abitua, e passo dopo passo raggiungiamo il primo sito
portato alla luce e poi tutti gli altri fino a raggiungere il più bello e
spettacolare che è qualcosa di una bellezza indescrivibile: l’emozione è
sicuramente superiore rispetto a quanto potuto vedere nei siti Maya dello
Yucatan,
in Messico, inclusa la famosa piramide di Chichen Itza
considerata una della sette meraviglie del mondo moderno.
| Tikal - Guatemala 2008 |
Inoltre, al contrario di quanto avviene in Messico ove i
visitatori non possono più salire sulle piramidi in quanto ritenuto pericoloso
(molti sono caduti dagli scalini con conseguenze in alcuni casi irreversibili), qui è possibile inerpicarsi e lo
spettacolo che si vede dall’alto con la foresta in basso è impagabile.
Giunto alla cima di una piramide particolarmente consigliata dalla
guida decido di sedermi su uno scalino e riposarmi un po’ ma vengo subito
colpito da un grido lanciato da mia moglie: uno scorpione si apprestava a salire sulla mia gamba. La foresta, così
come la savana, non sono posti che consentono rilassamenti o distrazioni.
Nel tardo pomeriggio facciamo ritorno all’aeroporto dove ritroviamo “faccia da topo“ che ci aspetta per ripartire alla volta di Città del Guatemala
ove ci attende una mai così sognata doccia.
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